“IL FIAMMIFERO SVEDESE”, RACCONTO DI ANTON CECHOV

CECHOV 3Un giovanotto di nome Psekov si precipita, un bel mattino, al commissariato rurale di una piccola città di provincia e, trafelato, dichiara che il suo padrone – Mark Ivanovic’ Kliausov, cornetta della guardia a riposo – è stato ucciso. Il commissario non perde tempo, si reca immediatamente a casa di Mark Ivanovic’,  luogo indiscusso del delitto, e dà il via all’inchiesta.

Un primo esame rivela che la porta della camera di Kliausov è chiusa a chiave dall’interno, quindi gli assassini sono passati dalla finestra, e non c’è altro da fare che mandare urgentemente a chiamare il giudice istruttore, Nikolai Jermolaievic’ Ciubikov. Costui arriva ben presto, accompagnato dal suo segretario, Diukovski, un giovane di circa ventisei anni e, in loro presenza, la porta viene forzata ed aperta. La camera si presenta in gran disordine, il letto disfatto, il guanciale buttato sul pavimento, uno stivale di qua, l’altro non si trova: di sicuro qui è avvenuta una lotta. “Mark Ivanovic’ non c’è” osserva Diukovski, ma il suo superiore, irritato, lo rimbrotta ben bene e gli replica che i malfattori hanno portato via il cadavere attraverso la finestra. Infatti, questa si apre facilmente, quindi nella fretta i furfanti non l’hanno richiusa bene, e a conferma di questa ipotesi ci sono anche tracce di sangue fuori, proprio sotto la finestra. Si procede allora alla perlustrazione del giardino e alla ricerca di tutti i segni che possano rafforzare quella ricostruzione dei fatti. Intanto, Diukovski ha ritrovato sul pavimento della camera un fiammifero svedese, “potrebbe costituire un indizio” suggerisce il giovane, ma il giudice istruttore lo zittisce di nuovo e, siccome è l’ora della colazione, si recano tutti quanti a casa di Psekov per redigere il verbale e pranzare. Mentre mangiano, si mettono a discorrere: chi sono i colpevoli? e fanno i primi nomi. Il movente? una donna, Akulka, che sono in molti a contendersi… tanto che, appena pranzato, si iniziano subito gli interrogatori e il numero dei sospettati si allarga.  Due di loro però hanno un alibi e sono, perciò, quelli maggiormente indiziati: il giorno dopo, in seguito ad una nuova deposizione, vengono arrestati e condotti in prigione.

Eppure Diukovski non si dà pace. Il motivo del suo cruccio? il fiammifero svedese. Perché soltanto i ricchi proprietari usano fiammiferi svedesi, e neanche tutti, lo stesso Mark Ivanovic’ usava solo zolfanelli. Quindi c’è un terzo colpevole, di più elevata condizione sociale. E Diukovski si fa così pressante che alla fine il giudice istruttore si lascia convincere e gli affida l’inchiesta…

Il Fiammifero Svedese, pubblicato il 5 dicembre 1884 nell’almanacco La Libellula, risale al periodo in cui Cechov, giovane medico, collaborava con riviste umoristiche per arrotondare le sue modeste entrate e non era ancora uno scrittore affermato. Eppure ci sono già in questo racconto tutte le premesse del suo grande talento. Cechov aveva letto Emile Gaboriau (nel suo racconto rende perfino un breve omaggio al padre del romanzo poliziesco), e si diverte anche lui a scrivere una storia poliziesca, ma lo fa a modo suo, con piglio ironico, parodistico. L’intreccio è condotto bene, vivace, la storia divertente; ma sotto le apparenze scherzose, ci lascia anche intravedere un piccolo scorcio di vita provinciale, dal sapore dolce-amaro e disincantato, che già preannuncia le opere della maturità.

Insomma, è un racconto piacevole, con finale a sorpresa. Lettura consigliata!

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